L’amniocentesi: a chi consigliarla ?
L’amniocentesi è una tecnica invasiva di diagnosi prenatale che consiste nel prelevare, in genere tra la 16^ e la 18^ settimana di gravidanza, una piccola quantità di liquido amniotico, cioè di quel liquido che avvolge e protegge il feto.
Nel liquido amniotico è possibile reperire delle cellule cutanee del nascituro. L’analisi dei cromosomi di tali cellule permette di diagnosticare precocemente il sesso e numerose anomalie cromosomiche congenite o acquisite (ma non tutte!) che comparirebbero alla nascita sotto forma di svariate malattie (mongolismo, ecc…).
L’amniocentesi è semplice da eseguire ed è indolore, ma pur tuttavia presenta in una minima percentuale di casi (0.2%-0.5%) dei rischi per la madre e soprattutto per il feto (aborto, ecc…).
Alla luce di tali seppur minimi rischi, essa trova indicazione nei seguenti casi:
-tutte le pazienti in gravidanza di età superiore ai 35 anni
-gestanti che hanno già bambini affetti da anomalie cromosomiche
-presenza di anomalie cromosomiche in uno dei genitori
-presenza di Sindrome di Down (mongolismo) o di altre anomalie cromosomiche in un
parente stretto di uno dei genitori
-indice di rischio elevato evidenziato dal bi-test o dal tri-test
-anomalie fetali riscontrate ecograficamente
E' consigliabile, dopo l'amniocentesi, un periodo di riposo di 48 ore assieme ad idonea terapia medica.